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| News dal mondo AMICI DEL SEV’84 IN AFRICA Pubblicato in data 15.10.2009 Versione per la stampa diario: Il mio viaggio in terra di Missione del Madagascar All’inizio di quest’anno ho ricevuto una e-mail da Luca Muffato, referente della sede di Chirignago (VE) che si occupa tra le altre cose dei rapporti con le Missioni del Madagascar con la quale mi veniva offerta la possibilità di fare un campo di servizio in quella terra nel periodo estivo. Al momento ho avuto qualche esitazione poiché correvano notizie di un colpo di Stato che aveva destituito il Presidente, ma subito dopo ho superato le perplessità e sono corso in agenzia per prenotare il volo. Per me, questa, è stata la seconda esperienza in Madagascar. La prima è avvenuta nel 1995 quando mi ci sono recato in compagnia di Don Riva Attilio per una durata di tre settimane, vissute con grande intensità, sulla base delle quali ho voluto rivivere le emozioni di allora rimaste indelebili nella mia mente.
Questa volta il campo l’ho condiviso con altri 5 ragazzi e ragazze molto più giovani di me ma non meno carichi di entusiasmo, di coraggio e di voglia di conoscere e capire cosa succede in una parte del mondo dove non ci sono comodità, benessere e dove i bisogni primari sono una necessità all’ordine del giorno, uno fra i tanti quello alimentare. Ma la voglia di tornare in Madagascar è stata motivata anche dal desiderio di rivedere i vecchi amici e compagni di liceo (sono stato infatti seminarista per otto anni nella congregazione di Don Orione), ora missionari da anni in quella terra come Don Adriano Savegnago e Don Luigi Piotto e tale gioia è stata condivisa anche da loro quando li ho rincontrati e quando abbiamo rivissuto con tanta nostalgia i piacevoli ricordi degli anni belli della gioventù e della scuola in quella casa di Villa Moffa di Bra (CN). La prima impressione quando sono arrivato nella capitale Antananarivo, guardandomi attorno e osservando il paesaggio, la gente e le case è stata la consapevolezza che a parte il caos automobilistico cittadino, ben poco o nulla era cambiato rispetto a 15 anni prima; solita povera gente, solita miseria diffusa ovunque, solite baracche e soliti numerosissimi bambini sorridenti e gioiosi che ti vengono a chiedere in continuazione i bon bon. Però sorprendentemente ho trovato qualcosa di nuovo nelle 3 missioni orionine della capitale Anatnanarivo, di Antsofinondry e di Faratsiho: sono aumentate le scuole per i ragazzi, sono state create classi sane e dignitose che accolgono gli studenti, sono state create nuove strutture per accogliere i seminaristi Malgasci, sono stati realizzati nuovi spazi per l’assistenza sanitaria, è stato ampliato il laboratorio di falegnameria per gli studenti che seguono l’indirizzo tecnico ed è in progetto per i prossimi mesi la costruzione di un grande centro per l’assistenza ai disabili. Ma come è stato possibile realizzare tutto questo in un Paese dove manca tutto o quasi, dove non ci sono i mezzi, i soldi e molte volte il personale capace di creare qualcosa. La risposta che mi è stata data dai missionari e sta in gran parte nella loro iniziativa e intraprendenza ma il merito in assoluto spetta alla Provvidenza, quella in cui Don Orione credeva ciecamente e vi posso dire che a volte mi sono scappate di bocca parole come “Ma questo e’ un miracolo!”. Quindi dobbiamo essere fieri e grati ai nostri missionari che con assoluta dedizione e in silenzio danno tutto se stessi per diffondere il messaggio di Cristo e per dare a quella popolazione delle opportunità di crescita e delle condizioni di vita migliori, prestandosi ad ogni tipo di lavoro dando un significativo esempio alla gente che li ama e li rispetta per quello che fanno. Un’altra cosa che mi ha impressionato in senso positivo in Madagascar è stata la diffusa gara di solidarietà non solo da parte di religiosi ma di molti laici che attraverso associazioni non profit e di volontariato internazionale danno il loro contributo e aiuto alla gente povera e credetemi ce ne è veramente tanta che ha bisogno di tutto. All’interno di queste organizzazioni operano giovanissimi ragazzi e ragazze che per alcuni anni hanno fatto la scelta di dedicarsi agli altri con assoluta gratuità. Per concludere posso dire che sono rientrato dal Madagascar più arricchito interiormente di quando sono partito, con la consapevolezza che per certi versi non dobbiamo insegnare nulla alla gente del Terzo Mondo, anzi dobbiamo imparare da loro tante cose semplici ma non per questo meno importanti e da tempo purtroppo dimenticate come l’uso saggio dell’acqua, del cibo, delle risorse che abbiamo la fortuna di avere e la necessità di farne buon uso, sforzandoci di non ignorare o dimenticare che c'è gente che sta aspettando il nostro aiuto; non perdiamo l’occasione di darglielo avremo la fortuna di essere ringraziati con un sorriso! Claudio Portesi
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