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AMICI DEL SEV’84 IN AFRICA: UN’ESPERIENZA SIGNIFICATIVA IN MADAGASCAR
Pubblicato in data 22.01.2010

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Riportiamo di seguito, un diario di viaggio ed alcune foto che la volontaria e amica Lucia Pini ha voluto di recente condividere con noi;

“Nel mese di novembre 2008 ho avuto modo di trascorrere un periodo in Madagascar. E’ difficile fare una breve sintesi per trasmettere tutto quello che ho visto, vissuto, toccato, incontrato… comunque ci provo.

Da qualche mese parlavo della possibilità di fare questo viaggio con un amico conosciuto nel percorso della mia vita, anche lui presente nelle attività dell'Opera don Orione. Ho condiviso e realizzato il desiderio di  poter fare un viaggio in quella terra, invitato da don Luigi Piotto, il religioso missionario con il quale da tanto tempo collabora a sostegno dell'iniziativa delle adozioni a distanza, supportato e aiutato dai tanti amici dell'Orione Musical Group.



La prima considerazione che mi sento di fare è di quanta serenità e gioia riesce a trasmettere quella bellissima gente, anche se tanto povera. Hanno a cuore chiunque si prodighi per dar loro un aiuto, in qualsiasi modo questo accada. Primi fra tutti i nostri religiosi che si consumano per loro, che negli anni di presenza e di attività si sono così ben integrati  al punto da essere riconosciuti dalla gente parte viva del loro popolo; e poi riconoscenti verso tutti coloro che, anche da lontano, danno il proprio contributo per far sì che la gente malgascia che abita nel vasto territorio delle nostre tre missioni, possa disporre e ricevere i servizi essenziali.

Ecco allora che le strutture che sono state create in questi anni: le scuole elementari presenti in ciascuna delle 76 parrocchie, le scuole medie, il liceo, i centri professionali, le chiese, i dispensari, e ultime ma molto preziose le fontane che permettono di avere l’acqua fin dentro ai villaggi (nessuno ha l’acqua in casa), sono costruzioni semplici di pietra e terra, di lamiera e paglia, grazie al sudore dei malgasci e ai contributi economici italiani… ma sono soprattutto il frutto della sensibilità di tanta gente che ha deciso di avere a cuore qualcuno che non conosce, che forse non incontrerà mai, qualcuno nel quale vede, seppur lontano, il volto di questo piccolo bambino che ancora una volta, non si stanca di nascere per noi.

Proprio nel periodo della nostra permanenza Don Luigi ha avuto il benestare per dare il via ai lavori per la costruzione del Centro Diurno per disabili. Un altro  splendido servizio che i nostri religiosi avranno la possibilità di offrire laggiù. Purtroppo per la crisi economica generale, i promessi finanziamenti non sono arrivati per cui tutto è rimasto in sospeso, mi auguro vivamente che la Provvidenza che tanto ha permesso a Don Orione faccia arrivare gli aiuti necessari per la realizzazione di quest’opera.

Pur nella loro situazione, che ho visto più drammatica in città che non nelle bellissime campagne piene di ordinate risaie, il popolo malgascio vive in una terra meravigliosa, ricchissima di tutto. Sembra impossibile che non possano vivere meglio di così considerando appunto quanto potrebbero produrre. Purtroppo, chi ha governato, aveva altri obiettivi.

Nelle due settimane in Madagascar abbiamo avuto modo di visitare sette delle sedici parrocchie seguite da don Luigi Piotto. In ogni villaggio siamo stati accolti nelle piccole aule delle scuole elementari dove stavano facendo lezione, dai maestri e dai bambini con grande entusiasmo (seppur con un certo timore dei bimbi più piccoli ai quali non capita spesso di vedere un uomo bianco, una donna bianca).

E’ stato bello stare in loro compagnia, anche se per poco tempo, a fare un girotondo, a rincorrersi, a prendere in braccio i più piccolini, a porgere una caramella (bom-bom) a quelle piccole manine che ti cercavano, ti sfioravano, a volte ti stringevano…  e volevano tenerti lì.

Specie in certi momenti avrei voluto avere il dono di conoscere la lingua malgascia, di sapere meglio un po’ di francese… ho dovuto arrangiarmi, come meglio potevo, con ciò che riuscivano a trasmettere i miei occhi, i miei gesti e con ciò che usciva dal mio cuore.

Don Luigi ci ha fatto entrare in qualcuna delle loro case, spesso fatte da una sola stanza con il pavimento di terra o in assi di legno… da una parte uno o due letti a fare da angolo, dall’altra qualcosa che assomigliava ad un tavolo e ad un armadio, in un altro angolo tre pietre per terra, la legna sotto a bruciare per scaldare l’acqua, cucinare il riso o la manioca… il loro pranzo, la loro cena, la loro colazione di tutti i giorni.

Accolti in casa, seduti sul letto, una sedia per tavolino, la pentola con la manioca… e non poter fare a meno di accettare l’invito a gustare il pranzo non ancora cotto… perché ciò che hanno, il poco che hanno, hanno piacere di condividerlo con te, ospite speciale che fa onore alla loro casa.

Hanno poco, vivono di poco, vivono in condizioni che per noi sono insopportabili, insostenibili… tantissimi, grandi e piccini, sono sempre scalzi, sia che piova, spessissimo in quel periodo -e non c’è ombrello che ti ripara-, sia che ci sia il sole, per la strada, in casa, a scuola, in chiesa, ovunque.

Eppure, nonostante tutto questo, abbiamo incontrato occhi sereni, volti sorridenti, persone che si danno da fare e che sono contente di quello che hanno.

In più di qualche occasione, visitando quella terra, sia andando verso Antsirabe (180 km a sud di Antananarivo, 4 ore di auto), sia verso Tamatave (400 km a est, sull’Oceano Indiano, 8 ore di auto) mi sono trovata ad affermare che il Madagascar è il Giardino dell’Eden, che sembra quasi che sia lo stesso Padreterno a non volerne il progresso e lo sviluppo per mantenere intatto ciò che ha creato.

Due versetti del salmo 127 recitano: …

“Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai di ogni bene”.

In tanti momenti ho visto e respirato questo.

In quei 15 giorni abbiamo avuto modo di partecipare al matrimonio di Rondro e Mamy, due nostri amici che hanno fatto di tutto per averci con loro il giorno delle nozze celebrate sabato 22 novembre.

Un’emozione senza fine, non solo legata all’affetto che ci lega a loro, ma soprattutto per il tipo di coinvolgimento della gente a tale evento, un giorno che meriterebbe un capitolo a parte perché è stato straordinario vedere 800 persone che partecipano (e non assistono, come accade da noi) alla Messa, che pregano, che cantano, che ballano, che vivono con intensa fede ogni momento della liturgia, che si mettono in processione, uno ad uno, ordinatamente, per portare la loro offerta all’altare, anche se costituita da un piccolo soldino…

L'esperienza si è conclusa con una S. Messa celebrata dall'allora Direttore Provinciale don Gianni Giarolo e da don Alessandro D'Acunto nella missione di Anathiazo alla presenza di tutti i religiosi e i chierici orionini in servizio in Madagascar, i quali, all'inizio della celebrazione, ci hanno ringraziato per tutto ciò che in questi anni abbiamo promosso e realizzato a favore delle missioni orionine.

Il nostro grazie va a Don Orione che ha sognato, pensato e creato tutto questo mondo a servizio dell'uomo nel quale brilla l'immagine di Dio, va a chi ci ha coinvolto nell'Opera don Orione, aiutandoci e guidandoci,  va infine a quanti sono stati nostri compagni di avventura in questi anni, che ci hanno accompagnato con il pensiero e la preghiera, che si sono fatti presenti seppur da lontano.

Grazie infine a chi ci ha permesso di raccontare qualcosa di questa esperienza straordinaria.

Chi dà al povero dà a Dio e dalle mani di Dio

                  avrà la sua ricompensa

                     (San Luigi Orione)           

 

 

 

 

 



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