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News dal mondo

Diario di viaggio 2005: Argentina
Pubblicato in data 14.07.2005

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"Hola a todos! dopo 14 ore estenuanti di volo siamo finalmente sbarcati a Buenos Aires... "

14 luglio 2005

Hola a todos!
Dopo 14 ore estenuanti di volo siamo finalmente sbarcati a Buenos Aires, dove siamo stati subito riconosciuti da Guillermo e padre Fabio, i nostri referenti. Siamo giunti sani e salvi al Piccolo Cottolengo, nonostante l'autista guidasse come Schumacher!
Al Cottolengo ci hanno alloggiato in quello che per un mese sarà il centro operativo del Gabev (acronimo di Gianluca - Alessandra -  Barbara - Elisabetta - Valerio).
E’ una villetta tutta per noi, ognuno ha la sua stanza con due letti ed il bagno privato. Poi c'è la cucina, il salotto e la "tata", Orjelina, una signora paraguaiana che si prenderà cura di noi... una vera e propria mami!!
Abbiamo fatto subito amicizia con Claudio, un ospite della struttura che ha legato molto con Valerio, e che é a tutti gli effetti diventato membro onorario del Gabev!
Poi la signora si é offerta di farci da cicerone mostrandoci l’intera struttura: la cucina, la panetteria, la lavanderia ed il cimitero… eravamo così seri da sembrare tecnici in ispezione!
Domani ceneremo con Padre Mario Pagliuca, nel fin de semana andremo a fare i turisti a Buenos Aires, e domenica torniamo perché non possiamo perdere il concerto, che si terrà nel Cottolengo, di Horacio Juarani, un’istituzione in Argentina, un mostro sacro del canto popular, un “Buena Vista Social Club” del luogo.
Un beso y a presto!

Gianluca, Alessandra, Elisabetta, Valerio



18 luglio 2005

Esta mañana
abbiamo sfidato tutte le raccomandazioni che sconsigliavano di uscire dalla struttura e non avventurarci per il barrio (quartiere). I quattro cooperanti, spinti da una curiosità irrefrenabile si sono spinti oltre la cortina.
…É una bella giornata di sole, nonostante il freddo pungente da neve. Il quartiere, solare e mattiniero, ci ha sorpreso per alcune contraddizioni: strade in buono stato, almeno le principali. Giri l'angolo e vedi vie e villette con cani costosi, nani da giardino e parabole accanto a barracas di lamiera e finestre storte… negozietti che vendono lo stretto necessario, con le sbarre e dei prezzi poco accessibili.
In poco meno di un'ora siamo giunti alla chiesetta Santa Maria di Lourdes, gestita da Padre Mario. I bambini non hanno tardato a farsi volere bene: Valerio é stato subito sequestrato per giocare a pallone, Gianluca è stato assalito da Paola, una pulce boliviana di quattro anni dai tratti indios, e da Tatiana e Marcela, otto anni, dei vulcani di sorrisi e domande, con una parlantina inesauribile!

Il sorriso dei bambini di Claypole,
Le loro risate a denti bianchi,
I visi scuri.
La povertà, la loro felicitá.
Il gioco di una fotografia scattata.
La loro sorpresa, incontro inatteso.
La gioia che esplode nei loro volti.
La felicidad es una pelota.

La felicidad es una pelota, il gioco é l'unica cosa che importa, l'unico pensiero, preoccupazione di ogni bambino. Porta al pianto, alla disperazione se viene negato, tolto e non restituito. Un bimbo vive giocando e gioca per vivere. Il resto non importa. La unica cosa que se necesita es una pelota para jugar al futbol. Non serve nient'altro. Si può non mangiare ma non si può non giocare.
Paola, bambina boliviana che ci ha regalato tanti disegni, ci sembrava così felice mentre li colorava… Ci chiediamo come sia possibile essere felici semplicemente disegnando? Quando hai quattro anni la felicità si trova disegnando, o andando in braccio a chi vuoi bene.
Come dice Valerio, "Truman" sta scegliendo per noi degli ottimi attori, caratteristi degni di un oscar. Il Truman Show, il grande fratello in cui ci sembra di vivere, riserva ogni giorno delle sorprese, delle prove sempre più difficili, incontri particolari, spettacoli da ricordare, persone tanto belle da sembrare delle comparse… E invece qui la gente é proprio così, ognuno ha qualcosa da raccontarti, da darti, da donarti, anche se si tratta solo di un sorriso!

¡Qué raro!

Alla prossima,
Gianluca, Alessandra, Elisabetta, Valerio



20 luglio 2005

Oggi è el día del amigo.
Per la prima volta abbiamo preso un micro, un autobus popolare, rosso, scomodo, vecchissimo, pieno di gente, che straborda dall'entrata. Destinazione: Avellaneda, un mega centro-commerciale, zeppo di gente… qualche chilometro prima un bambino rovistava nella spazzatura seguito dal suo cavallo e dal suo carretto. Intanto al centro commerciale i ragazzi mostravano le loro Adidas (un paio costa un quarto di un salario minimo) ed i vestiti griffati. Abbiamo visto file lunghissime davanti al cinema, al chiosco dei gelati e persino davanti al carretto dei popcorn.
Chissà se quel bambino col cavallo sa che oggi è el día del amigo.

Le strade non hanno curve in questo barrio
Sono parallele e perpendicolari
Asfalto e fango
Ville e barracas
Autobus rossi scassati e fiat duna ritoccate
Supermarket che vendono tutto
Griglie per l'asado ricavate da scaldabagni divisi in due, posti proprio ai
lati della strada dove sfrecciano camionetas cariche di facce scure, auto
vecchie
Y muchos perros.

Di notte le strade si riempiono di ragazzi
In gruppo camminano per.
Roghi, fuochi alti di gomme ai lati della strada
Por la carrettera, por la noche, nos han dicho que no se puede caminar.

Uomini, a volte bambini
Trainano cavalli e carretti
Raccogliendo spazzatura
Per vivere, rivenderla.
É uno dei mestieri
A quanto sembra, a farlo, non sono in pochi.

¡Hasta Pronto!
Gianluca, Alessandra, Elisabetta, Valerio



2 agosto 2005

Oggi siamo stati al Centro de dìa di Victoria. L'impatto é stato molto violento, pesante e sconcertante per diversi motivi: a parte la struttura fatiscente, i locali piccoli in cui si fanno corsi di sostegno scolastico a molti bambini, e la scarsa presenza di personale (5-6 in tutto), la cosa che ci ha impressionato di più sono stati i ragazzi della stazione. La stazione, forte pugno allo stomaco per tutti, é una realtá che davvero non aspettavamo in un quartiere tanto ricco. Infatti, arrivando a Victoria ci siamo sorpresi nell'incontrare un quartiere così benestante e prolifero di ville, alberi e piscine. Poi, attraversando il passaggio a livello. Solo una Villa Miseria, come qui chiamano i quartieri poveri.
Sembra incredibile, due realtá tanto estreme, antitesi l'una dell'altra.
Divise solo da una ferrovia.

Gianluca, Alessandra, Elisabetta, Valerio



13 settembre 2005

Da quando ci è stato detto dalla Fondazione Don Orione di Roma che bisognava concentrarsi sul progetto SAD (Sostegno a distanza) abbiamo proiettato tutte le nostre energie sui bambini di Padre Mario.
Abbiamo pensato che per conoscere almeno in parte la loro condizione fosse necessario andare nelle loro case e vedere con i nostri occhi il luogo dove passano gran parte della giornata e la famiglia con la quale vivono.
Prima di andare nelle case abbiamo fatto una scheda attraverso la quale si intende capire qual è la condizione di salute, la situazione scolastica e la condizione economica in cui versa la famiglia del richiedente. Dalle risposte dovrebbe emergere lo stato di bisogno di ogni bambino.
Inoltre, per ogni abitazione sono state fatte le foto che testimoniano la reale condizione abitativa dei bambini.
Il fatto di aver frequentato per più di un mese il Comedor di Padre Mario, ci ha dato la possibilità di poter conoscere al meglio tutti i bambini che prima per noi erano solo un nome in una lista. In particolare, con alcuni si sono creati dei legami molto forti che speriamo poter continuare ad alimentare una volta tornati a casa.
Grazie alla collaborazione di Oscar Altamiranda, il nostro attuale e futuro referente e che più di tutti conosce ogni singolo chico e la sua attuale situazione, siamo andati in 24 case e conosciuto, dove possibile, i rispettivi genitori, oppure i parenti stretti o i tutori.
In molte famiglie nessuno lavora, tuttavia la maggior parte usufruisce del Plano Jefas y Jefes (150 pesos al mese) e del Plano Madre Prolifera.
Nessuno di questi bambini ha una copertura medica e molti (quasi tutti) vivono in condizioni precarie, in case fatiscenti, con famiglie composte in media da più di sette membri. Le condizioni igieniche sono allarmanti, e la situazione di promiscuità in molti casi ha generato dei casi di abuso in alcune di queste famiglie.
Il percorso pomeridiano nelle case comincia con quella di Irma, madre di Antonella, Jacquline e altri due figlioletti... Rimaniamo a bocca aperta. Il “giardino” e’ pieno di bottiglie di plastica per detersivi, cartoni e spazzatura che il nonno raccoglie per rivendere, nonno che abusa, dicono, di Antonela. I bambini giocano tra questi rifiuti. La casa è un’unica stanza, molto piccola davvero, dov’e’ ammassata robaccia di tutti i generi: un cucinino, una radio, un unico letto in cui dormono tutti. Non c’è riscaldamento. L’acqua è un tubo in giardino, il bagno anch’esso esterno ma altro non è che una buca nel terreno. Non abbiamo visto doccia .
La madre e’ quasi cieca. Nessuno lavora, vivono del sussidio. Le facciamo domande per riempire la nostra scheda. Lei è un po’ imbarazzata, ma anche propensa a denunciare la propria situazione. Prima di andare via ci regala una foto delle bambine. Noi non la vorremmo, ma alla fine accettiamo.
A poche case da questa c’è quella di alcuni di Nahuel, Brandon, Leo e Walter, bambini affettuosissimi, educati e sempre sorridenti. La madre, Carolina, la conosciamo bene, lavora al Comedor, ed infatti ci accoglie a braccia aperte. Anche la vista di questa casa ci disarma. Umida, piena di rifiuti per il riciclaggio, è molto precaria. Ci riempiono di disegni e a sorpresa ci regalano una coppa vinta da Nahuel in un torneo di calcio. E’ troppo, vorremmo rifiutare, ma ci rimarrebbero male. Accettiamo, ci sentiamo in colpa, ma accettiamo.
La cosa che colpisce maggiormente è l’educazione dei bambini, e la dignità della madre, l’orgoglio con cui parla dei figli così belli, intelligenti e con ottimi voti a scuola.
Davvero non avevamo mai pensato di trovarci in una situazione simile.
La casa di Marcela e Paola non è da meno. Le due bambine vivono con i genitori in una stanza molto piccola che hanno affittato per 50 pesos all’interno di un capannone aziendale.
Nella “casa-stanza” ci sono due letti, una cucina con un frigo e tante altre cose. Mangiano sopra i letti, per la mancanza di spazio; l’acqua si prende da un tubo che è fuori in giardino. Anche il bagno, indescrivibile, è fuori. Non ci sono docce.
Ci si stringe il cuore…vorremmo portarle con noi in Italia… ma purtroppo partiremo da soli.

Gianluca, Alessandra, Elisabetta, Valerio



16 settembre 2005

Siamo arrivati al termine di questa grande avventura. Fra due giorni si parte, torneremo dalle nostre famiglie, nelle nostre case. Daremo un ultimo sguardo a queste strade di fango, portando con noi la polvere, i sorrisi e le lacrime.
Oggi è il nostro giorno, “El dìa de los Italianos”. Padre Mario ha organizzato per la nostra “despedita” (partenza) una festa al Comedor con tutti i bambini.
Una parillada di pollo è il nostro pasto. Ci saranno stati una ventina di polli sulla brace. I bambini dopo pranzo hanno lasciato tante di quelle lettere che non sapevamo più dove metterle. “Te quiero mucho” è stata la frase principale.
Come possiamo andare via da qui e lasciare questi bambini cosi adorabili…
Siamo in crisi.



17 settembre 2005

Domani si parte. Domani finiscono questi due mesi e passa.
Domani l’Argentina sarà solo un viaggio di cui parlare, sorseggiando mate, mostrando le migliaia di foto scattate.
Tanti ricordi, un po’ di noi lasciato laggiù, un po’ di quel “laggiù” che ormai fa parte di noi...

Gianluca, Elisabetta, Alessandra, Valerio



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