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News dal mondo

Diario di viaggio 2004: Argentina
Pubblicato in data 08.04.2004

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“Alle ore 6 del mattino, del 4 aprile 2004, il nostro aereo atterra in quel di Buenos Aires...”

8 aprile 2004

Alle ore 6 del mattino, del 4 aprile 2004, il nostro aereo atterra in quel di Buenos Aires, nell’istante in cui la temperatura misura 23 gradi, con sensazione sulla pelle di 25, massima minima nella storia delle temperature argentine in aprile. Turbate visibilmente dallo sbalzo termico, noi tre, Alessandra Laura ed Anna, le stagiste cavie, svegliamo alle 7 del mattino Carlos, Cinzia y Fabrizio, anche loro stravolti dalla notte calda, ed iniziamo la giornata piu’ lunga della storia. Giretto di quartiere, pranzetto casalingo, siesta, y vuelta per San Telmo, Barrio tipico della Capitale. Tra un vino rosso ed una cerveza attendiamo che il buio diventi sempre più fitto per riuscire ad andare a letto...
Dopo due giorni in giro per Buenos Aires, ci ricordiamo che in Argentina eravamo venute per fare uno stage, non per turismo! Chiudiamo le valige, posiamo le collane e con scarpe da ginnastica ancora un po’ umide per la pioggia arrivata a scacciare un’estate troppo invadente, ci dirigiamo in compagnia di Guillermo Ortiz, tuttofare della Pequeña Obra di Claypole, verso il Pequeño Cottolengo nel Barrio Don Orione. Entriamo con la macchina, dopo due posti di blocco vigili 24 ore su 24, in un complesso dove piccole casette bianche si divertono ad interrompere distese di prato verde. Appena le ruote si fermano e scendiamo dal pulmino, un anziano ospite della struttura, che si prende cura di disabili con handicap fisici e mentali, ci accoglie con un sorriso e con un abbraccio dolcissimo…Presentazione allo staff del Cottolengo e gita d’istruzione per l’intera struttura: centro di fisioterapia, escuela especial, palestra, farmacia, centro d’analisi, consultorio, sala danza... tutti sono molto gentili e rubano al loro prezioso tempo nobili attimi, per illustrarci quello che negli anni è stato realizzato per permettere a 450 pazienti disabili, spesso senza famiglia, di vivere e morire dignitosamente.
Pausa pranzo, durante la quale un simpatico cura, Don Mario Pagliuca, italiano ma da anni in giro per il mondo, si siede al nostro tavolo invitandoci a prendere un caffé corretto al contreau nella sua Parrocchia vicina. Seguiamo il buffo parroco per la lunga strada di Claypole, dove misere abitazioni che profumano di dolore si trasformano nel raggio di pochi metri in deliziose villette che puzzano di sangue. La dolce perpetua locale dagli occhi verdi ci porta una brocca d’acqua bollente, con disappunto del professore Carlos, fanatico del caffé “ma quello vero, quello italiano”, accompagnato da un barattolo di Nescafe’ liofilizzato, con proteste sul consumo critico della no-global Cinzia. Sorseggiando l’astrusa bevanda Don Mario ci mostra il refettorio gestito dai volontari della Caritas e dalle donne del Barrio, che ospita ogni giorno 90 bambini per la colazione ed il pranzo; le aule dove settimanalmente si riunisce un gruppo di alcolisti anonimi; un piccolo edificio in costruzione, a cui manca il tetto, che servirebbe a creare un laboratorio per attivare corsi di formazione per gli adolescenti del luogo. Solo 1000 euro, la cifra preventivata, per restituire un cielo alla strada così a lungo rimasta scoperta.
Ritorniamo al Pequeño Cottolengo, due chiacchiere, qualche risata, domani ci aspetta una giornata intensa. Nelle piccole camere ci addormentiamo accompagnati del canto di un grillo...
”Hay muchas formas de ser descapacitados, la unica peligrosa es la de no tener corazon.”...(Ci sono molte forme di handicap, ma la più pericolosa e’ non avere cuore).

Anna, Laura, Alessandra



12 aprile 2004

Per mesi abbiamo cercato, leggendo decine di documenti, di scavare l’anima nascosta della struttura dell’Ecogranja Educativa Don Orione, fattoria a pochi metri dal Pequeño Cottolengo. Ma nonostante tutta la buona volontà, l’odore dei fogli non riesce a conservarsi nel tempo, tanto meno nelle distanze, e solo qui abbiamo colto il sapore di erba che le pagine arrivate a Roma avevano perso. Finalmente l’immensa struttura si e’ dispiegata davanti ai nostri sensi, davanti agli occhi assonnati del professor Carlos, all’obiettivo di Fabrizio, alle orecchie di Cinzia, ai cuori delle tre stagiste (si spera prima o poi in carriera!). Ad accoglierci Nicky dell’amministrazione, Claudia responsabile delle attività del pomeriggio, Nestor responsabile delle attività del mattino, Noemi la direttrice, ed una ventina di piccoli occhietti curiosi... Ci sediamo in una grande sala di legno, costruita con materiali riciclati come vecchi pali del telefono, per prendere il caffè. Ascoltiamo quello che hanno da raccontarci e poniamo loro molto domande.
Facciamo un giro nell’orto, nella panetteria, nell’allevamento di conigli, circondati dai bambini che ci spiegano quello che fanno nel Centro e ci portano timidamente gli animali per farli accarezzare. Scherziamo, parliamo e mangiamo con loro e come loro ci laviamo il piatto ed il bicchiere (in realtà le stagiste sono costrette a lavarli anche per i capi!)... Scattiamo foto, assaggiamo i biscotti creati dalle loro mani, scambiamo due parole con Alejandra, loquace assistente sociale che ci illustra lo sfondo storico e sociale del Barrio, soffermandosi sui problemi che affliggono le famiglie della zona.
Salutiamo i bambini e lo staff, diretti verso casa di Guillermo che ci ha invitato a gustare una deliziosa pixa, come la chiamiamo qui, preparata dalla sua señora… e diciamo addio ad un’altra giornata da appuntare, ad un’altra emozione da archiviare…
Il terzo giorno a Claypole inizia con una riunione interna del Grupo Piemonte (Carlos Cinzia Fabrizio Laura Alessandra Anna), per definire meglio il lavoro da farsi quando Carlos e Cinzia ci lasceranno per raggiungere Montevideo. Confrontiamo le notizie annotate, le parole spagnole non comprese, idee, consigli, un brain storming stimolante ed utile che ci aiuta a mettere un po’ d’ordine nel vortice d’informazioni che abbiamo acquisito. Ogni tanto qualche ospite del Cottolengo ci interrompe, per darci un bacio, per regalarci un abbraccio, per chiedere una sigaretta.
Incontriamo Padre Oscar Pezzarini, direttore amministrativo dell’Opera che ci mette a disposizione ogni tipo d’aiuto e per il fin de semana pasquale salutiamo gli abitanti del Cottolengo, delicati animi incorporati in corpi e cervelli distorti che si aggirano in tranquillità nei vicoli erbosi.
Ceniamo a Buenos Aires con Giancarlo, detto Newton, un fotografo che sta facendo un reportage sull’Argentina. Nonostante l’ultimo scatto sia fatto in ora tarda, l’appuntamento per l’indomani e’ alle 9 per un’altra riunione di staff!
Buona Pasqua, il lavoro continua, ma la penna riscrivera’ solo lunedi’, nel frattempo noi piccole stagiste sognanti battiamo, al suono di note di tango, questi tasti usurati dalla passione, e domani, di nuovo sole.

Anna, Laura, Alessandra



15 aprile 2004

Ed eccoci ancora qua, a rovistare negli angoli di ricordi appena impressi, per scrivere di noi. Il fin de semana si srotola in calde giornate di sole, scortate dal mitico Guillermo, Nancy sua moglie e Claudio, nella zona del Tigre, dove approfittiamo del mercatino per comprare oggetti di artigianato locale da vendere a Roma, cosi’ da raccogliere fondi per i Progetti.
Il pomeriggio scorre velocemente, a spasso tra Palermo, Avenida Santa Fe’, il Micro Centro. Buenos Aires si schiude come un fiore, lasciandosi annusare da olfatti increduli, meravigliati dinanzi a cotanti odori, di calle in calle cosi’ diversi. La domenica, dormiamo un po’ di piu’ e nella tarde, ancora sonnecchianti, visitiamo la Boca, Barrio popolare caratteristico per i colori delle abitazioni, e Puerto Madero, quartiere chic dove ristoranti e locali contornano il fiume, dipinto per l’occasione di riflessi rosati di un cielo argentino al tramonto.
Lunedì, accompagnati da Guillermo e Padre Fernando Bustamante, andiamo alla Cancelleria del Ministerio de Los Asuntos Exteriores (Ministero degli Affari Esteri) per parlare con due funzionarie del posto che ci forniscono indirizzi e completa disponibilita’. Pranziamo da Padre Fernando nell’ Hogar Juan XXIII di Gerli. Divorando empanadas, il giovane e cortese prete ci illustra la realta’ della struttura che ospita 12 ragazzi con gravi problemi di famiglia, segnalati dal tribunale dei minori. La casa si occupa non solo della riabilitazione psicosociale dei chicos ma anche del loro reinserimento nel nucleo familiare, quando possibile.
Torniamo a Claypole e trascorriamo la serata lavorando fino a tardi, dopo aver sorseggiato caffé corretto alle tres plumas con Padre Josè Luis, che ci racconta storie tragiche, viste durante la sua recente missione in Asia, con la dolcezza di chi racconta favole posate su un comodino giallo e bianco...
Martedi’ ritorniamo a Buenos Aires per incontrare i responsabili della onlus Interrupción, che si dedica al commercio equo e solidale, e poi raggiungiamo il Centro de Día Don Orione di Victoria. Davanti a quello che ci attende rimaniamo interdetti, in balía di sentimenti e pensieri contrastanti. Il complesso sorge nei pressi di una stazione ferrioviaria dove due binari si incontrano per raggiungere due cieli diversi: uno é quello che va verso la capitale, bianco cigno che sfreccia per laghi azzurri; l’altro é quello dei cartoneros, arruginito, senza sedili per far posto ai carrelli della spesa colmi di cartone, brutto anatroccolo che sguazza in putridi stagni.
La scena é raccapricciante: bambini, anche molto piccoli, aspettano che un Caronte sgangherato li traghetti da una sponda all’altra di un inferno senza via d’uscita. Scattiamo foto, sono loro che le chiedono, soprattutto madri ancora minorenni che cercano di incorniciare i loro neonati in ritratti che vorrebbero rimanessero sempre cosí.
Soffochiamo gocce di anima in silenzio, lasciando che dal nostro viso non traspaia niente, é il nostro semplice modo di rispettare quei bambini, in quel momento... nel viaggio di ritorno la macchina si riempie di pensieri volanti, tra punti interrogativi che planano senza speranza d’intravedere terra su cui posarsi...
Martedí il Grupo Piemonte, compagno di caffé troppo lunghi al suono di no por favor, si é diviso: Carlos, Cinzia e Fabrizio sono partiti alla volta di Montevideo... ed oggi, in questo pomeriggio di pioggia, su un tavolo di legno in una stanza che odora di muffa, ci perdiamo tra fogli di inchiostro, cancellato da miriadi di perché...

Anna, Laura, Alessandra



24 aprile 2004
Lasciate sole a farci strada nel duro mondo della cooperazione, ci rimbocchiamo le maniche, cercando di non accorciarle troppo, e ci affacciamo, il giovedì mattina, sulle distese di appuntamenti ed impegni che ci aspettano nel corso della settimana.
A guidarci il primo giorno è tio Guille, con il quale andiamo in giro per il Cottolengo, ancora una volta a scoprire gli angoli nascosti di questa piccola fetta di realtà soffiata in piccoli campanelli di vetro. Visitiamo i diversi talleres dove le mani a volte informi, a volte deformi degli ospiti senza età, danno vita ad oggetti tra i più diversi come scatole, pacchetti regalo, vasi, ecc. A spasso poi tra la sartoria, dove allegre signore cuciono vestiti per tutti gli abitanti della struttura, la cucina, dove si bollono succulenti piatti per gli ospiti dei Padiglioni e la panetteria che sforna chili di pane caldo ogni mattina. Concludiamo la nostra visita dalla piccola Milagros, mascotte del Cottolengo. Ci fermiamo ad accarezzarla, mentre accovacciata nella sua culla, muove gli occhi, alla ricerca di chissà quali orizzonti...
Il pomeriggio lo dedichiamo al lavoro di gruppo. Da vere Supercottolenghe ci armiamo di fogli ed idee e cerchiamo di organizzare la mole di impegni che ci aspetta durante la settimana.
Nel fin de semana ci perdiamo a Buenos Aires tra mercatini e regali, da Recoleta a San Telmo, scegliendo oggetti che abbiano le forme di questa città, per nasconderne esquinas nascoste in fondo alla valigia e portarle dietro con noi.
La sera torniamo a Claypole, dove il lunedì mattina andiamo in una piscina vicina per assistere ad una seduta di idroterapia con il grupo di discapacitados del Cottolengo. Felici sfiorano acqua calda nella speranza vana che gli scaldi le ossa per poterle muovere, o che gli sciolga i nodi della mente per aprirla a nuovi significati... C’è anche Teo, una señorita affetta da nanismo che ha sempre avuto paura dell’acqua, e che ora si arrampica orgogliosa alla scaletta, da sola chiedendoci di scattarle una foto...
Un ultimo saluto al Cottolengo, dove i nostri sensi hanno appreso nuove forma di sentire... e saliamo sul remis sgangherato, destinazione Capital. La sera pizza da Guille e Nancy, e lì troviamo i biglietti preparati per noi dai bambini dell’Ecogranja, “...la medida del amor es no tener medida...”, “...quiero que seas parte de mi familia...”, è quello che ci scrivono.
Brindiamo per l’ultima volta a questo viaggio tra le viscere del nostro essere, dove il paesaggio ha ora assunto i contorni delle nostre case, ed i volti delle persone tratti di amici. Così lasciamo terra calpestata che ora odora delle nostre orme. E non importa se domani qualcuno spazzerà via il nostro passaggio. Sotto le scarpe rimarrà il ricordo del fango toccato da mani ancore vergini.

Anna, Laura, Alessandra



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