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News dal mondo

Valutazioni degli stage 2004
Pubblicato in data 20.05.2004

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"Evaluación del viaje" di  Anna Masucci
"…unico ed indimenticabile… " di Laura Melchiorri
"Evaluación del Viaje a Montevideo" di Federica Mattoccia



"Evaluación del viaje" di  Anna Masucci

...gratto un limone acerbo contro una parete spigolosa, poi raccolgo le gocce di amaro nelle mani, per impedire che arrivino fino a terra a lavare la dolcezza di questo viaggio...
Sono partita per fare un lavoro desiderato ma sconosciuto, verso un continente di passaggio, in compagnia di persone non ancora amiche, entusiasta, motivata, curiosa ed anche un pò ansiosa per quello che “avrebbe potuto”. Le quasi due settimane passate con l’intero Gruppo Piemonte sono state indispensabili per ambientarmi e cogliere l’essenza di uno studio di fattibilità. Ho imparato ascoltando, osservando le azioni, gli sguardi rubati, le pacche sulle spalle, a volte intervenendo a volte tacendo. Legata ad un’idea mi sono gettata in terra per svincolarmi dai preconcetti e dalle illusioni, affidandomi ai consigli di Carlos e Cinzia, guide itineranti di questa missione. Credo sia stato fondamentale essere “iniziati” a questo lavoro da loro...i mesi di lezione hanno assunto un nuovo senso. D’un tratto le lettere dei testi studiati, consumate dall’evidenziatore, sono ingrassate di significato srotolandosi in tappeti di sfumature, difficili da cogliere se non in presenza dello stesso pittore. E posso dire che io ero lì, mentre il quadro prendeva vita, toccato dall’estro di mani esperte.
La mole degli impegni e la concentrazione di questi in pochi giorni, è stata inoltre allietata dal clima goliardico ed amichevole che si è creato tra Carlos il professore, Cinzia la capo no-global, Fabrizio il tecnico rai e noi tre Anna Laura ed Alessandra le supercottolenghe. Il Gruppo Piemonte ha fatto si che la stanchezza ed anche l’imbarazzo iniziale dovuto alla mescolanza di ruoli e nomi lontani da luoghi familiari, fossero vissuti con tutta la naturalezza e la serenità necessaria per svolgere nel miglior modo i compiti assegnati.
Andati via i tre moschettieri mi sono trovata “sola”, a fronteggiare il duro mondo della cooperazione. Ed è qui che l’esperienza oltre che lavorativa è diventata umana. In uno stadio gremito di gente l’arbitro ha dato il fischio d’inizio e la squadra si è seduta in panchina a guardare. Sola con il pallone non ho avuto il tempo di decidere da che lato calciare....l’ho fatto, l’ho spinto con tutta la forza che avevo contro la rete e con mia grande meraviglia l’ho centrata. Esulto di gioia urlando al cielo, e mi aggrappo con le dita a quella rete che oggi custodisce come una coperta calda il mio piccolo traguardo. Mi volto ed incontro lo sguardo di Ale e Laura, le supercottolenghe...instancabili ed insostituibili compagne di idee esultano con me, nell’istante della rete picchiata...e le ritrovo accanto, negli spogliatoi, a sciaquare capelli troppo gonfi trafficati di dubbi e punti.
Dopo venti giorni di ricerche, entrevistas, telefonate, mail, parole rubate ad una lingua per regalarle impropriamente ad un’altra, con le mani intrecciate ci sediamo attorno ad una mesita trasparente decorata di piume colorate e ci sentiamo più alte di tre settimane fa...apriamo la porta per restituirci al mondo di ieri che già appare come lontano e stentiamo a ripartire, come mamme premurose che non riescono a staccarsi dai loro nati.
...la goccia di limone sfregato mi bagna la lingua, zuccheroso lembo di anima, oggi e domani vestita di importante ieri.

Anna



"…unico ed indimenticabile…" di Laura Melchiorri

E’ davvero difficile mettersi a tavolino e tirare le somme, riordinare i pensieri.
Difficile perché le emozioni che mi hanno accompagnata in questo viaggio sono state innumerevoli, intense, contrastanti e i ricordi sono lì, vivi, talmente tanto che mi sembra di non essere ancora volata via da Buenos Aires…
Eppure sono qui, nella mia ovatta, sotto la mia campana di vetro, a chiedermi se tutto ciò che ho visto, ascoltato ed annusato è stata una meravigliosa parentesi da custodire gelosamente oppure è davvero un pezzetto di destino…
Ogni emozione provata è stata forte e mi sento così limitata ora nel trasmetterla a chi mi fa mille domande, che mi convinco ogni giorno di quanto tutto questo resterà solo mio e di chi, preso dagli stessi pensieri, è stato accanto a me, ha gioito e a volte avuto paura con me.
Persone unite dallo stesso sano desiderio di capire, ma soprattutto di agire.
Con paura, sì, una paura semplicemente da vivere per comprendere…paura di non saper colmare le profonde lacune affettive, psicologiche e materiali create e disperatamente alimentate da una miseria così evidente.
Stordita dai sorrisi dei bambini e dai loro “gracias” per una stupida palla, confusa dalla modestia…che semplicità e gentilezza nei modi di chi ha poco…forse perché ogni gesto non è dovuto e non è preteso…
Ogni persona conosciuta in queste settimane e ogni voce ascoltata in una lingua diversa dalla mia era così familiare e spontanea, che a momenti ho dimenticato di essere dall’altra parte del mondo e di aver volato piena di domande sul deserto e sull’oceano per arrivare in una terra così bella.
Il desiderio di sapere e capire ha guidato le intense giornate mie e dei miei fantastici compagni di viaggio, i capi e le complici di avventura, vissuti tutti con estrema curiosità.
Volevo imparare a guardare e ad ascoltare, a comprendere davvero cosa hanno da dire gli altri, qualunque sia il proprio ruolo e la realtà vissuta, prendendo tutto ciò che c’è da prendere, anche il più piccolo segno.
Ora tutto ha più senso…le incomparabili lezioni del Professore, le raccomandazioni di Cinzia, le ingenue domande e i dubbi di tre piccole stagiste ansiose di partire…tutto si è finalmente riempito di un significato nuovo, che voglio tenere costantemente presente.
E a farmi compagnia ci sono ora i giorni trascorsi in modo così distante dalla mia cara routine e le immagini di realtà tanto estreme da non distinguere più cosa stupisce e cosa si può immaginare…una sofferenza per gli occhi e per il cuore talmente indescrivibile che a volte ti lascia lì in silenzio, smarrito, senza riuscire a dire una parola dolce, a regalare un sorriso, a fare una carezza.
Solo la tremenda sensazione di sentirsi quasi un invasore arrogante, che ruba immagini private e intime…perché l’intimità più nuda è ciò che di più prezioso le persone umili possono offrire.
A volte ho avuto il timore di aver preso qualcosa senza aver chiesto il permesso, di aver ricevuto troppo in cambio del dono di un po’ di speranza portata da sei angeli custodi…
Anche questa è la realtà che ho vissuto e che è volata via troppo presto, è vero, ma non abbastanza per dimenticare. E’ da qui che voglio iniziare a costruire, ora la mia determinazione è ancora più forte.

Laura



"Evaluaciòn del Viaje a Montevideo" di Federica Mattoccia

Mi ricorderò sempre il cielo della “Floresta”... quella oscurità impenetrabile illuminatada una miriade di stelle splendenti di una luce particolare, intensa, unica.
Mi ricorderò sempre delle emozioni intense che mi hanno accompagnato quotidianamente in questo lungo viaggio.
L’anima della gente di questa parte della città sarà con me nel lungo cammino che dovrò percorre. I sorrisi, le risate, le grida ,la gioia, l’afflizione la tristezza che appariva sui loro volti, i saluti affettuosi, lo scambio di poche ma importanti parole rimarrà in me sempre.
Mi ricorderò ancora delle vie di questa città che ho percorso in lungo e in largo per portare a termine il lavoro per cui sono partita..
Mi ricorderò sempre di quante persone in questo tempo mi sono state di aiuto con preziose informazioni, consigli e appuntamenti vari.
Mi ricorderò sempre dell’accoglienza ricevuta, della premura, della attenzione e dell’amore con cui sono stata ospitata nella Casa dei Religiosi.
Conserverò gelosamente nel mio cuore, i momenti trascorsi con P.Manuél, H.José, P.Andrès e gli altri nel Proyecto, nella casa, alla Floresta , al Cottolengo e sopratutto i momenti passati a Mina a Punta dell’Este e a Chui al confine con il Brasile.
Sopratutto non dimenticherò mai il giorno della Canonizzazione di D.Orione, le parole non erano necessarie, parlavano i ragazzi del Proyecto con i canti, parlavano i ragazzi del cottolengo maschile e femminile, che hanno mostrato con la loro presenza l’Opera viva di D.Orione, emozionando tutti nella Cattedrale.
Mi ricorderò sempre delle risate e degli sguardi incuriositi dei bambini che mi chiedevano di tutto, la loro semplicità la loro unicità mi ha accompagnato durante tutto questo percorso. Ed é proprio stando con loro, anche solo per pochi istanti, che ho capito quanto fosse fondamentale impegnarmi al massimo e senza riserve in ciò che era il mio lavoro.
E tutte queste Persone Speciali che mi sono state accanto in questo tempo le poterò con me, e saranno come un cielo pieno di tante stelle luccicanti che splenderanno per sempre nel mio cuore.

Federica



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